Il concetto di "parti" – siano esse "bambine", "traumatizzate" o "adulte" – è ormai entrato a far parte del linguaggio comune, ben oltre i confini dello studio terapeutico. Ma cosa si intende esattamente con questo termine, che spesso associamo a semplici aspetti mentali, emotivi o a ricordi autobiografici densi di vissuto?
In una prospettiva psicocorporea, le "parti" non sono mere entità statiche. Sono, in realtà, metafore potenti che descrivono specifiche memorie procedurali sviluppate nel tempo. Attivate da trigger attuali, queste memorie guidano la nostra esperienza nel "qui e ora" come se fossimo bloccati in un "lì e allora" del passato.
Ogni parte racchiude specifiche credenze, visioni di sé e del mondo, emozioni, ma soprattutto specifiche configurazioni somatiche e linguaggi corporei. Ogni parte è, infatti, collegata a sensazioni fisiche, posture abituali e schemi di movimento sviluppatisi come strategie di sopravvivenza o di adattamento. Ad esempio, una postura rigida e trattenuta potrà raccontare di una parte critica che fatica a lasciarsi andare. Allo stesso modo, un corpo che si accartoccia e si ripiega verso l'interno potrebbe invece parlarci di una parte che desidera scomparire, farsi piccola di fronte a un senso di minaccia.
La Psicoterapia Sensomotoria (SP), un modello d'intervento che integra mente e corpo nel processo di guarigione, pone le parti al centro della sua teoria come esperienze profondamente incarnate.
Sviluppata da Pat Ogden negli anni ’80 e arricchita dai contributi di neuroscienziati e clinici del trauma, questa terapia si basa sull'idea che il corpo sia l'archivio primario delle esperienze traumatiche e delle relative strategie di sopravvivenza. All’interno di questo modello, il lavoro con le parti del Sé funge da ponte tra la psicoterapia somatica, la teoria dell’attaccamento e i modelli dissociativi contemporanei.
Le parti possono essere descritte come sistemi d’azione organizzati (action systems): un insieme complesso e coerente di specifici pattern di attivazione neurofisiologica, emozioni e affetti primari, credenze implicite, posture e schemi di movimento. È essenziale notare che non rappresentano entità rigide, bensì configurazioni dinamiche del sistema mente-corpo, che si attivano in risposta a stimoli percepiti come minacciosi o affettivamente significativi.
Sebbene la Psicoterapia Sensomotoria non adotti una tassonomia rigida, l'approccio clinico, integrato dai contributi di Janina Fisher, identifica alcune grandi categorie che ricorrono nell'esperienza traumatica e non:
1. Parti Bambine (Child States)
Sono correlate a esperienze precoci in cui il sistema nervoso non disponeva ancora di capacità di regolazione autonoma. A livello neurobiologico, riflettono pattern vagali dorsali (collasso, immobilità), risposte somatiche di bisogno o ricerca di contatto e memorie implicite non autobiografiche.
2. Parti Protettive
Si sviluppano per prevenire la riattivazione del dolore originario. Coinvolgono tipicamente il sistema simpatico, con schemi corporei di tensione e controllo mirati a mantenere l’omeostasi interna. Rientrano in questa categoria le parti ipercontrollanti, quelle compiacenti (fawn response) o quelle razionalizzanti/distaccate.
3. Parti Difensive e di Sopravvivenza
Sono collegate direttamente ai sistemi d’azione di difesa immediata: attacco, fuga, freezing e submissive behavior. La letteratura sul trauma (Ogden, Fisher, van der Kolk, Porges) mostra come questi stati siano velocissimi, non volontari, mediati dal midbrain e dai circuiti difensivi sottocorticali, emergendo nel corpo prima ancora di essere concettualizzati dalla corteccia.
4. Parti Adattive o Funzionali
Rappresentano gli aspetti competenti del Sé, esprimendo capacità regolative e relazionali sviluppate nonostante il trauma. L’obiettivo della terapia è rafforzarle per favorire l’integrazione complessiva.
La Sensomotoria trova una forte convergenza con la teoria della dissociazione strutturale: le parti non sono solo entità psicologiche, ma anche somatiche e fisiologiche. Le alternanze tra le parti possono essere comprese come switch neurofisiologici tra stati di difesa.
Il contributo principale dell’approccio sensomotorio risiede nel fatto che il terapeuta non lavora primariamente sulle parti attraverso il racconto, ma attraverso:
Questo permette di accedere direttamente alla memoria procedurale, spesso non verbalizzabile e cristallizzata nel corpo.
Le basi scientifiche del lavoro con le parti sono supportate da diverse linee di ricerca che convalidano l’approccio bottom-up (dal corpo alla mente):
Attraverso un lavoro congiunto bottom-up (dal corpo al cognitivo) e top-down (dal cognitivo al corpo), la Psicoterapia Sensomotoria mira non a eliminare le parti, ma ad aiutare ognuna a sentirsi al sicuro, legittimata e integrata con le altre. L'obiettivo è consentirci di essere quel bellissimo e complesso mosaico che ogni essere umano è.
Nello specifico, la Terapia Sensomotoria presta attenzione a variazioni nel tono muscolare, a cambiamenti nell’orientamento del corpo e nella postura associati a ogni parte e alle loro dinamiche reciproche. Questa attenzione al corpo, facilitata da una mindfulness somatica guidata, aiuta a mantenere una doppia consapevolezza che consente di osservare e differenziare gli stati interni senza fusione. È una mindfulness orientata a sensazioni, impulsi e movimenti, finalizzata a dare voce al corpo e a far emergere significati profondi.
Attraverso esperimenti somatici – brevi sequenze in cui si invitano le parti a esplorare nuove posture, completare movimenti difensivi rimasti incompiuti o sviluppare schemi d’azione più regolati – si mira a modificare le risposte automatiche. In tutte queste fasi, il ricorso a risorse somatiche è cruciale per regolare il sistema nervoso quando necessario, creando il livello di sicurezza fisica ed emotiva indispensabile all’elaborazione e all’ampliamento della finestra di tolleranza. Il passaggio finale è la costruzione di un Sé più coerente, in cui le parti possano coesistere con meno paura e maggiore consapevolezza.
Le ricerche sul trauma suggeriscono che un approccio bottom-up come quello della SP:
Questo rende la Psicoterapia Sensomotoria particolarmente indicata per il trauma relazionale precoce, la disregolazione emotiva, la dissociazione e i disturbi post-traumatici complessi (C-PTSD).
In conclusione, il lavoro con le parti in Psicoterapia Sensomotoria rappresenta un approccio scientificamente fondato e clinicamente potente. Coniuga neuroscienze, teoria dell’attaccamento e interventi corporei per creare un processo di integrazione profonda, in cui il corpo diventa non solo "testimone del trauma", ma soprattutto strumento attivo di trasformazione terapeutica.
L'articolo si basa su concetti chiave sviluppati dai seguenti autori nel campo del trauma e della psicoterapia somatica e neurobiologica:
Dott.ssa Anna Rossi
Psicologa Psicoterapeuta a Reggio Calabria
Dott.ssa Anna Rossi
Psicologa Psicoterapeuta a Reggio Calabria
Iscritta dal 2007 all’Albo degli Psicologi della Regione Calabria n. 1052
Laureata nel 2005 in Psicologia, indirizzo psicologia del Lavoro
P.I. 02638050803