La teoria dell'attaccamento

Disturbo post traumatico da stress - Dott.ssa Anna RossiPsicologa Psicoterapeuta a Reggio Calabria

“Anche se particolarmente evidente nella prima infanzia, il comportamento di attaccamento caratterizza l'essere umano dalla culla alla tomba.”
- John Bowlby

La teoria dell'attaccamento di John Bowlby rappresenta oggi un modello di psicopatologia cui fa riferimento un numero sempre maggiore di clinici appartenenti a diverse scuole di pensiero. Con il termine pattern di attaccamento ci si riferisce ad un modello di organizzazione della personalità individuabile a partire da 12 mesi di età ed attivo lungo tutto il ciclo di vita. Influenzato dagli studi etologici di Lorenz, Bowlby identificò nel comportamento di attaccamento una funzione evoluzionisticamente adattiva per l’individuo nei primi anni di vita, essendo questo in grado di assicurare al piccolo la protezione dal pericolo attraverso il mantenimento della vicinanza ad una figura di riferimento. In questo senso il comportamento di attaccamento, per sua stessa natura interazionale, ha una motivazione del tutto indipendente dalla nutrizione, così come confermato dagli studi dei coniugi Harlow sui cuccioli di primati. Tale comportamento si attiva nel bambino in concomitanza della separazione o della minaccia di separazione dalla figura di riferimento, e per converso si disattiva al momento del ricongiungimento con questa. Inoltre tale comportamento risulta organizzato secondo gerarchie di preferenza (solitamente la figura materna è all’apice della gerarchia), e di conseguenza può essere rivolto a figure differenti.

Il comportamento di attaccamento ha delle basi biologicamente determinate, prendendo forma da alcuni istinti osservabili già nei primi mesi di vita nel neonato: il succhiare, l’aggrapparsi e il seguire, che rispondono al bisogno di mantenere un contatto fisico, visivo ed acustico con la madre, ed il sorridere e piangere, che hanno la funzione di attivare nella madre un complementare comportamento di accudimento.

Pur avendo basi biologiche, tale comportamento può svilupparsi in forme differenti sotto l’influenza di fattori sociali. Nel corso dei primi anni di vita infatti il bambino prende parte a scambi relazionali ripetuti, e le modalità con cui tali scambi avverranno costituiranno la base per la costruzione di rappresentazioni stabili e durature di sé e degli altri. Tali rappresentazioni verranno poi utilizzate dal bambino per prevedere gli eventi e, conseguentemente, orientare la propria azione nel mondo, specie in concomitanza di eventi minacciosi e spaventanti. Sebbene tali rappresentazioni saranno suscettibili di subire degli accomodamenti nel corso della vita, per lo più tenderanno a strutturarsi in modo sempre più stabile, sino a diventare caratteristiche della personalità del soggetto.

Mary Ainsworth fu la prima ad utilizzare il termine base sicura per descrivere quell’atmosfera di sicurezza creata dalla figura di attaccamento intorno al piccolo e necessaria per orientare in modo adeguato i successivi comportamenti di esplorazione dell’ambiente esterno. Osservando i comportamenti esibiti da bambini dell’età di un anno in un contesto sperimentale definito Strange Situation (1978), la Ainsworth identificò i primi tre stili di attaccamento. In particolare l’utilizzo di tale procedura permise di evidenziare la presenza di uno stretto legame tra il tipo di comportamento messo in atto dal bambino al momento della separazione e la precedente storia di interazione madre-figlio. In altri termini, i pattern di comportamento osservati alla Strange Situation rifletterebbero la forma d’interazione tra bambino e genitore in condizioni di vita quotidiana, e sarebbero pertanto in grado di predire importanti differenze nello sviluppo delle successive personalità.

Gli stili di attaccamento identificati dalla Ainsworth alla Strange Situation sono:

  • Attaccamento sicuro: bambini con questo stile di attaccamento manifestano disagio per l'allontanamento del genitore ma, al suo ritorno, lo accolgono con gioia, avvicinandosi e cercando l’interazione o il contatto stretto con questi. Questi bambini sono inoltre capaci di tranquillizzarsi abbastanza rapidamente, per poi tornare a giocare con serenità. Lo stile di attaccamento sicuro è risultato correlato ad un comportamento sensibile ed adeguato delle madri ai segnali di fame ed alle richieste di vicinanza, sostegno ed interazione del bambino durante i primi tre mesi di vita.
  • Attaccamento evitante: bambini con questo stile di attaccamento sembrano non manifestare disagio per l'uscita del genitore dalla stanza e, al momento del suo ritorno, sembrano ignorarlo. Essi guardano il genitore da lontano, si voltano e si allontanano, oppure rifiutano proposte di interazione, continuando a giocare apparentemente indisturbati. In questo caso la storia di interazione ha evidenziato la presenza di comportamenti materni non sensibili a segnali di richiesta di vicinanza e protezione dei bambini durante le prime fasi di sviluppo.
  • Attaccamento ansioso/ambivalente: bambini con tale stile di attaccamento mostrano risentire fortemente dell’allontanamento del genitore ed altresì difficoltà a tranquillizzarsi al suo rientro. Inoltre questi bambini esibiscono nei confronti del genitore comportamenti ambivalenti: da un lato cercano il contatto fisico ravvicinato, ma dall’altro mostrano segni di rabbia e resistenza. Nella storia di interazione madre/bambino è stata in questo caso evidenziata una imprevedibilità delle risposte della figura di attaccamento, disponibile e protettiva in alcune occasioni ed in altre no, ed un ricorso da parte di quest’ultima a minacce di abbandono come mezzo di controllo.

Da quanto sinora esposto emerge come la relazione madre-bambino si strutturi secondo pattern complementari e relativamente stabili di interazione.

Nel corso di studi su famiglie maltrattanti, Patricia Crittenden individuò un nuovo pattern di attaccamento che risultava caratterizzato dalla presenza contemporanea di comportamenti di tipo evitante e di tipo ambivalente. Anche nel corso di studi successivi alcuni ricercatori individuarono una serie di comportamenti di tipo ambivalente che non potevano tuttavia essere classificati secondo i sistemi della Crittenden e della Ainsworth. Si arrivò così progressivamente all’identificazione di un ulteriore pattern di attaccamento, definito disorganizzato/disorientato e caratterizzato dalla presenza di comportamenti strani, bizzarri e conflittuali dei bambini in presenza del genitore. Lo stile di attaccamento di tipo disorganizzato risulta essere associato a figure genitoriali maltrattanti o con esperienza traumatiche non risolte. Così come il comportamento dei genitori maltrattanti suscita paura nei bambini, allo stesso modo un comportamento spaventato del genitore avente origine interna e/o legato alla mancata soluzione di precedenti esperienze traumatiche, crea nei figli in un’esperienza paradossale. Infatti il sistema dell'attaccamento, volto a garantire la sopravvivenza attraverso la vicinanza, diviene esso stesso fonte di paura e crea nel bambino una forte ambivalenza tra avvicinamento e evitamento: in altri termini il sistema smette di funzionare in modo adattivo perché la stessa figura di attaccamento risulta avere potere di minaccia.

Un bambino con attaccamento sicuro è capace di aprirsi al modo con fiducia, di adattarsi a questo, di esplorarlo, conservando l’aspettativa di poter ricevere cura e protezione in caso di pericolo. Al contrario un bambino con attaccamento insicuro tenderà a sviluppare eccessiva dipendenza dalle figure di riferimento, avrà una minore competenza sociale, basso sentimento di autoefficacia e si mostrerà più timoroso nell’attività di esplorazione dell’ambiente.

In termini generali un attaccamento sicuro dispone a creare in futuro relazioni stabili e gratificanti, al contrario di un attaccamento insicuro che rappresenta un fattore di rischio per l’insorgere di problematiche psichiche, emotive, comportamentali e relazionali.


Bibliografia

Bowlby, J. (1989). Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento, Raffaello - Cortina Editore, Milano.

Ainsworth M,D.S.. Blehar M.C., Waters E. e Walls S. (1978). Patterns of attachment: A psychological study of the strange situauion, Lawrence Erlbaum Associates Publishers, Hilldale.


Dott.ssa Anna Rossi
Psicologa Psicoterapeuta a Reggio Calabria

Dott.ssa Anna Rossi
Psicologa Psicoterapeuta a Reggio Calabria

Iscritta dal 2007 all’Albo degli Psicologi della Regione Calabria n. 1052
Laureata nel 2005 in Psicologia, indirizzo psicologia del Lavoro
P.I. 02638050803

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