“Non si deve per forza avere una storia traumatica per sentirsi consapevolmente impauriti a una festa con sconosciuti, ma il trauma ha il potere di trasformare il mondo intero in un raduno di alieni”
- Van der Kolk
Il Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD) va considerato come la conseguenza patologica dell’esposizione a una o più esperienze traumatiche sul piano fisico o psicologico, come ad esempio:
In particolare per la diagnosi di un PTSD è necessario che:
Inoltre il quadro sintomatologico sopra descritto non deve poter essere attribuibile agli effetti fisiologici di una sostanza (come ad esempio farmaci o alcol) o a un’altra condizione medica.
L’esposizione a situazioni stressanti può inoltre indurre sintomi dissociativi di depersonalizzazione (sentirsi distaccati dai propri processi mentali come se si fosse un osservatore esterno al proprio corpo) e derealizzazione (persistenti o ricorrenti esperienze di irrealtà dell’ambiente circostante).
Al fine di definire meglio il costrutto di PTSD, Carlson (1997) identifica nella repentinità, nella non controllabilità e nella valenza estremamente negativa dell’evento le caratteristiche fondamentali di un trauma. Se tali accorgimenti hanno consentito di rendere discriminatoria la categoria diagnostica, evitando che venga definita traumatica una qualsiasi circostanza vissuta negativamente dall’individuo, molti autori hanno ribadito il ruolo che assumono le valutazioni soggettive dell’evento al di là delle sue caratteristiche oggettive (Giannantonio, 2002). Solomon e Canino (1990) hanno ad esempio rilevato come i sintomi del PTSD siano associati più spesso a eventi comuni piuttosto che straordinari, accordando così maggiore rilevanza alle dimensioni soggettive dell’esperienza rispetto a quelle oggettive. In tale prospettiva possiamo distinguere tra:
In relazione alle caratteristiche dell’evento traumatico si può differenziare tra
Tale differenziazione assume particolare importanza nell’orientare la strategia da adottare nel lavoro terapeutico, che nel caso di PTSD semplice sarà “riparativa” ed orientata a desensibilizzare il paziente rispetto specifici ricordi traumatici, e nel caso di PTSD Complex sarà “generativa”, ossia orientata a favorire una integrazione del Sé in senso lato (Gianantonio, 2002).
Van der Kolk (1996) sottolinea come l’esposizione a una esperienza traumatica non abbia come necessaria conseguenza lo sviluppo del Disturbo Post-Traumatico da Stress, essendo piuttosto questo il risultato di un complesso intreccio di fattori legati direttamente allo stressor e non: imprevedibilità, intensità, incontrollabilità e vicinanza fisica dell’evento, nonché caratteristiche di personalità, vulnerabilità biologica, sostegno sociale ed esperienze pregresse sono tutti fattori che intervengono nel mediare la risposta allo stress.
In uno studio Brom, Klever ed Hofman (1993) hanno a tal proposito evidenziato come in una popolazione esposta al trauma solo il 10% degli individui sviluppi successivamente un PTSD. Inoltre la semplice presenza di ricordi traumatici e di anomalie cognitive e biologiche non possono essere considerate condizioni sufficienti per una diagnosi di PTSD, essendo queste risposte comuni a quei soggetti che, seppur esposti ad uno stress acuto, non svilupperanno successivamente un Disturbo Post-Traumatico da Stress (McFarlane e Yehuda, 1996).
Possiamo quindi affermare che la relazione tra stressor e PTSD non sia diretta, quanto piuttosto mediata da fattori di ordine biologico, sociale, temperamentale e di esperienza che intervengono nell’incontro tra soggetto ed evento in termini di resilienza o vulnerabilità. In regione di ciò la presenza di adeguate risorse per fronteggiare l’evento faciliterà il ripristino di una condizione di equilibrio e consentirà all’individuo di recuperare livelli di funzionamento analoghi a quelli precedenti al trauma e, per converso, una loro carenza o la presenza di fattori di vulnerabilità produrranno come effetto una severa rottura dell’equilibrio psicofisico dell’individuo, determinando così l’insorgere della patologia.
L’intervento di fattori di vulnerabilità e resilienza non va considerato come limitato all’immediato manifestarsi dell’evento traumatico, potendo questi intervenire in momenti successivi influenzando la transizione da una normale risposta allo stress a un disturbo conseguente al trauma. Inoltre va sottolineato come diversi fattori avranno maggiore o minore impatto in particolari momenti del decorso del disturbo e non in altri (McFarlane e Yehuda, 1996).
In analogia al modello di Lazarus e Folkman (1984) che individua nei processi di valutazione delle alternative e di attribuzione di significato le variabili più importanti nel determinare la risposta allo stress, il PTSD può essere concepito come il risultato di un inadeguato meccanismo di coping rispetto un evento stressante. In tale prospettiva fattori di vulnerabilità e di resilienza medierebbero sia le risposte immediate allo stressor che la capacità di fronteggiare tali reazioni.
Se diversi sono i fattori in gioco nel determinare lo sviluppo di un Disturbo Post-Traumatico da Stress a seguito dell’esposizione ad un evento traumatico, altrettanto complessi e variegati appaiono i suoi effetti a lungo termine (Van der Kolk et al., 1996). I diversi sistemi di esperienza implicati nelle manifestazioni di stress post traumatico tendono ad organizzarsi intorno a due diversi schemi di risposta, che implicano rispettivamente la reiterazione e/o l’allontanamento da ricordi e affetti associati all’evento vissuto. Secondo Van der Kolk (Van der Kolk et al. 1996) possono essere considerati sintomi dissociativi sia le risposte di evitamento, quali ad esempio esperienze di depersonalizzazione, di derealizzazione, vuoti di coscienza e amnesie dissociative, che quelle di reiterazione, come ad esempio i flashback e gli incubi che, pur presentandosi in modo vivido al soggetto, risultano separate dal loro contesto originario e vengono sperimentate in modo intrusivo.
| MODALITÀ | RIPETIZIONE DELL’ESPERIENZA | EVITAMENTO DELL’ESPERIENZA |
|---|---|---|
| Cognitiva | Pensieri e immagini mentali intrusive connesse al trauma | Evitamento volontario ed attivo dei ricordi traumatici, amnesia, derealizzazione e depersonalizzazione |
| Affettiva | Reazioni emotive intense ed immediate, specie di ansia e rabbia, di fronte a stimoli anche di lieve entità | Appiattimento emozionale, ritiro emotivo, evitamento di situazioni con valenza emotiva, isolamento dell’affetto |
| Comportamentale | Iperattività, agitazione e aumento dell’aggressività come risposta di lotta/attacco | Evitamento delle situazioni associate al trauma come risposta di fuga |
| Fisiologica | Alta reattività fisiologica agli stimoli che evocano il trauma, insonnia, difficoltà di concentrazione, disturbi somatici | Analgesia, obnubilamento sensoriale |
| Multimodale | Flashback e incubi | Risposte contemporanea di evitamento attraverso le diverse modalità |
Fonte: riadattato da Carlson e Dalenberg, 2005
Dalla tabella si evince come sia possibile che i soggetti possano manifestare sintomi in forma multimodale che, mentre in un caso corrisponderebbero alla messa in atto di evitamenti contemporanei rispetto diverse modalità di esperienza, nell’altro sarebbero responsabili di stati di ipervigilanza, di incubi, di flashback, sino alla sensazione vivida di rivivere il trauma senza consapevolezza di ciò che c’è intorno (Bellodi e Caldirola, 2006). Il re-experiencing del trauma a sua volta può manifestarsi a diversi livelli: dall’espressione parziale dell’esperienza per la sua insopportabilità (Van der Kolk et al., 1996), alla sensazione che questa rappresenti un destino ineluttabile, all’esperienza di frammenti di percezione che irrompono in modo intrusivo nella coscienza, a stati di coscienza alterati sino a livelli di mancanza di coscienza.
Nel trattamento del PTSD la terapia cognitivo-comportamentale si volge a correggere le distorsioni cognitive e a estinguere le memorie traumatiche attraverso un processo di desensibilizzazione basato sull’esposizione ripetuta a stimoli traumatici. Prevede inoltre l’acquisizione di strategie di gestione dell’ansia e dello stress e la promozione di nuove abilità di fronteggiamento.
Bibliografia
BELLODI L., CALDIROLA D. (2006). Psicobiologia e fenomenica del re-experiencing e della memoria. Nóoς, 2, pp. 171-176.
BROM D., KLEBER R.J, HOFMAN M.C. (1993). Victims of traffic accidents: Incidence and prevention of post-traumatic stress disorder. Journal of Clinical Psychology, 49(2), pp. 131-140.
CARLSON E.B. (1997). Trauma assessment: A clinician’s guide. Guilford, New York
CARLSON E.B, DALEMBERG C.J. (2005). Un modello concettuale per gli effetti delle esperienze traumatiche. Cognitivismo Clinico, 2(2), pp. 142-170.
GIANNANTONIO M. (2002). Interventi riparativi e generativi nelle patologie gravi dell’ attaccamento e nel Disturbo Post-traumatico da Stress: EMDR e psicoterapia ipnotica. Comunicazione presentata all’ XI Congresso Nazionale SITCC: Psicoterapia e Scienze Cognitive, Bologna.
LAZARUS R.S., FOLKMAN S. (1984). Stress, appraisal and coping. Springer, New York.
MC FARLANE A.C., YEHUDA R. (2004). Resistenza, vulnerabilità e il decorso delle reazioni post-traumatiche. In van der Kolk B.B, McFarlane A.C., Weisaeth L. (a cura di), Stress Traumatico. Gli effetti sulla mente, sul corpo e sulla società delle esperienze intollerabili, Edizioni Magi, Roma [Ed. orig. 1996].
VAN DER KOLK B.A., MCFARLANE A.C., WEISAETH L. (2004). Stress Traumatico. Gli effetti sulla mente, sul corpo e sulla società delle esperienze intollerabili. Edizioni Magi, Roma. [Ed. orig. 1996].
Dott.ssa Anna Rossi
Psicologa Psicoterapeuta a Reggio Calabria
Dott.ssa Anna Rossi
Psicologa Psicoterapeuta a Reggio Calabria
Iscritta dal 2007 all’Albo degli Psicologi della Regione Calabria n. 1052
Laureata nel 2005 in Psicologia, indirizzo psicologia del Lavoro
P.I. 02638050803